La principale associazione industriale italiana, Confindustria, ha lanciato un allarme sulle conseguenze economiche a lungo termine delle politiche tariffarie degli Stati Uniti. Secondo l'associazione, questi dazi stanno generando un'incertezza significativa che potrebbe portare a una "crisi strutturale" nel settore manifatturiero italiano, che si prevede sarà il più colpito.
La ricerca di Confindustria evidenzia che la confusione che regna intorno alle misure tariffarie statunitensi sta rallentando il commercio e gli investimenti. Anche prima dell'introduzione dei dazi, l'Italia era alle prese con sfide economiche, tra cui l'indebolimento della domanda industriale, l'instabilità dei mercati finanziari e il calo degli investimenti.
Mentre la riduzione dei costi dell'energia e dei trasporti, insieme al calo dei tassi di interesse nell'eurozona, stanno fornendo un certo sostegno, le tariffe sono emerse come uno dei principali ostacoli alle prospettive di crescita dell'Italia.
L'associazione ha sottolineato che le continue fluttuazioni delle tariffe impediscono il processo decisionale, in particolare per quanto riguarda il commercio e gli investimenti. Il settore manifatturiero italiano rimane fortemente dipendente dalle esportazioni, con gli Stati Uniti che rappresentano una destinazione chiave per i prodotti italiani, in particolare macchinari, prodotti farmaceutici e autoveicoli.
Confindustria prevede che l'incertezza causata da queste politiche tariffarie rallenterà la crescita del PIL italiano dello 0,3% nel 2025-2026, soprattutto a causa della riduzione delle esportazioni e degli investimenti in macchinari. Gli Stati Uniti rimangono il primo partner extra-UE dell'Italia per beni, servizi e investimenti diretti esteri, rappresentando oltre il 10% delle vendite manifatturiere dell'Italia all'estero.
Questa situazione sottolinea le crescenti sfide che i produttori italiani devono affrontare in un contesto commerciale globale volatile.

